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Rapina a mano armata - 20260109 - Pangea Grandangolo
Duecentodiciannovesima puntata della trasmissione Pangea Grandangolo, la rassegna stampa internazionale di Byoblu, andata in onda sul canale tv Byoblu il 09/01/2026.
Il 3 gennaio, dalla sua residenza di Mar-a-Lago, il presidente Trump ha annunciato: “Su mia direttiva, le Forze Armate degli Stati Uniti hanno condotto una operazione militare straordinaria nella capitale del Venezuela per assicurare alla giustizia il dittatore fuorilegge Nicolás Maduro. Maduro e sua moglie, anch'essa catturata, dovranno ora affrontare un procedimento penale in base a un'accusa del 2020 da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per molteplici reati federali, tra cui narcoterrorismo e traffico di droga.” Il reale scopo di questa grande operazione, militare – condotta con 150 aerei ed elicotteri, navi da guerra e forze speciali - è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano: il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo.
Dopo che le forze statunitensi hanno rapito il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che la grande forza schierata dagli USA nella regione dei Caraibi - composta da 15.000 soldati, aerei e navi da guerra - è un avvertimento alle autorità venezuelane perché agiscano nel modo più favorevole agli Stati Uniti per non rischiare una “seconda ondata di attacchi”. Allo stesso tempo tale forza serve a imporre una “quarantena” attorno al Venezuela per impedire l'ingresso e l'uscita delle petroliere. Il fatto più grave per le sue implicazioni internazionali è stato il “sequestro” di una petroliera battente bandiera russa e scortata da un sottomarino russo. Il Pentagono ha dichiarato di aver “sequestrato” la nave nel Nord Atlantico, tra la Scozia e l'Islanda, per aver “violato le sanzioni statunitensi”. La nave, che non trasportava petrolio, aveva precedentemente tentato di raggiungere il Venezuela per caricare greggio ed era riuscita a sfuggire alle forze statunitensi per più di due settimane.
Il 7 gennaio Trump ha annunciato su Truth Social: “Sono lieto di annunciare che le autorità provvisorie del Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d'America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, soggetto a sanzioni. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà controllato da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, per garantire che sia utilizzato a beneficio dei cittadini del Venezuela e degli Stati Uniti! Ho chiesto al Segretario all'Energia Chris Wright di attuare immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato da navi cisterna e portato direttamente ai moli di scarico negli Stati Uniti.”
Contemporaneamente diverse compagnie petrolifere statunitensi hanno annunciato che vogliono essere risarcite dal Venezuela - la Conoco Phillips per 12 miliardi, la Exxon Mobil per 20 miliardi di dollari – per i danni subiti quando, nel 2007, il presidente Hugo Chávez aveva espropriato i beni delle compagnie petrolifere straniere che si erano rifiutate di ristrutturare le loro partecipazioni per concedere il controllo di maggioranza alla Petroleos de Venezuela, la compagnia nazionale venezuelana. Ciò significa che la piccola parte dei proventi petroliferi che verrebbe utilizzata “a beneficio dei cittadini del Venezuela”, come dichiarato da Trump, sarebbe ancora più ristretta e andrebbe a quasi esclusivo beneficio non dei cittadini, ma delle élite venezuelane garanti degli interessi statunitensi.
II presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a governare il Venezuela e a estrarre petrolio dalle sue enormi riserve a tempo indefinito, sottolineando il fatto che “il governo provvisorio del Venezuela ci sta dando tutto ciò che riteniamo necessario”. Trump ha affermato che la socialista Delcy Rodríguez, la vicepresidente di Maduro divenuta leader de facto del Venezuela, “ha accettato di fare tutto ciò che gli Stati Uniti richiedono”. Resta da vedere quale sarà la reazione del movimento popolare che ha partecipato alla rivoluzione bolivariana di Chávez e sostenuto il presidente Maduro.
Scopo della Amministrazione Trump non è solo quello di impadronirsi del petrolio venezuelano. Lo si comprende da un articolo di oltre otto anni fa sulla decisione venezuelana di sganciare il prezzo del petrolio dal dollaro, atto ancora più scottante per Washington oggi perché nella sostanza è nel programma dei BRICS. Qui di seguito un brano dell’articolo (Manlio Dinucci, “Il Venezuela si ribella al petrodollaro”, 8 settembre 2017):
“Il Venezuela cerca di sottrarsi alla stretta soffocante delle sanzioni, quotando il prezzo di vendita del petrolio non più in dollari Usa, ma in yuan cinesi. Lo yuan è entrato un anno fa nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale (insieme a dollaro, euro, yen e sterlina) e Pechino sta per lanciare contratti futures di compra-vendita del petrolio in yuan, convertibili in oro. «Se il nuovo future prendesse piede, erodendo anche solo in parte lo strapotere dei petrodollari, sarebbe un colpo clamoroso per l’economia americana», commenta il Sole 24 Ore. Ad essere messo in discussione da Russia, Cina e altri paesi non è solo lo strapotere del petrodollaro (valuta di riserva ricavata dalla vendita di petrolio), ma l’egemonia stessa del dollaro. Il suo valore è determinato non dalla reale capacità economica statunitense, ma dal fatto che esso costituisce quasi i due terzi delle riserve valutarie mondiali e la moneta con cui si stabilisce il prezzo del petrolio, dell’oro e in genere delle merci. Ciò permette alla Federal Reserve, la Banca centrale (che è una banca privata), di stampare migliaia di miliardi di dollari con cui viene finanziato il colossale debito pubblico Usa attraverso l’acquisto di obbligazioni e altri titoli emessi dal Tesoro.
“In tale quadro, la decisione venezuelana di sganciare il prezzo del petrolio dal dollaro provoca una scossa sismica che, dall’epicentro sudamericano, fa tremare l’intero palazzo imperiale fondato sul dollaro. Se l’esempio del Venezuela si diffondesse, se il dollaro cessasse di essere la principale moneta del commercio e delle riserve valutarie internazionali, una immensa quantità di dollari verrebbe immessa sul mercato facendo crollare il valore della moneta statunitense. Questo è il reale motivo per cui, nell’Ordine esecutivo del 9 marzo 2015, il presidente Obama proclamava «l’emergenza nazionale nei confronti della inusuale e straordinaria minaccia posta alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati uniti dalla situazione in Venezuela». Lo stesso motivo per cui il presidente Trump annuncia una possibile «opzione militare» contro il Venezuela. La sta preparando lo U.S. Southern Command, nel cui emblema c’è l’Aquila imperiale che sovrasta il Centro e Sud America, pronta a piombare con i suoi artigli su chi si ribella all’impero del dollaro”.
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